venerdì 29 dicembre 2006

Buongiorno Bologna!


La fine di un viaggio incredibile e indimenticabile. Partiti con uno zaino e un sacco a pelo, io e la mia cara amica Alice, abbiamo sfidato le leggi della sopravvivenza, saltando da Siena, che ospitava un concerto di Guccini, a Bologna, per incontrare lo scrittore Enrico Brizzi, che siamo riusciti a conoscere di persona. Era dicembre, e noi abbiamo dormito all’aperto, alla faccia della gente che si è scandalizzata!
Il linguaggio è un po’ semplice e immediato, ma il migliore per raccontare quest’avventura.


E la notte si rischiarò.
Sopra il grigio cielo senza espressione di Bologna si indovinava la triste alba del giorno dopo.
Mattina finalmente…il vento si era calmato e anche la pioggia aveva trovato riposo mentre il freddo si scioglieva alle prime ore del sabato. Era un gran sollievo.

Alessandro da Pistoia (provincia di Pistoia in verità) aprì gli occhi ancora stanchi senza riuscire a capire dove si trovasse.
L’insegna del Cinema Perla, il lastricato bagnato, il sacco a pelo blu sintetico, un pacchetto di sigarette alla fine, si trovava in un angolo della città dove aveva trovato riparo dalla notte.

Accanto a lui dormiva Alice da Pisa (provincia), compagna di viaggio, che si era arresa dopo una notte pressochè insonne.
Lui le toccò le guance, freddissime. Averle dato il proprio sacco a pelo non era servito a molto. Continuò dunque a vegliare su di lei cercando di capire se fosse il caso di chiamare il 118, dimenticando che il cellulare era ormai scarico dal giorno prima, e dormiva senza sogni, inservibile.

Alla fine anche Alice da Pisa è costretta a svegliarsi, una Punto bianca doveva transitare proprio da lì per dileguarsi nella strada ancora deserta.
Il tempo di riporre tutto negli zaini e via si riprende il cammino, col silenzio un po’ per stanchezza un po’ per amicizia, e alle spalle la strada per il Covo.
Alessandro da Pistoia, lungo la via per la stazione, si sentì invadere da una strana sensazione, c’era nell’aria un odore bizzarro, un sapore antico di vagabondaggi e la vita presa come fa il vento alla schiena su un’altalena, come se domani non ci fosse niente da dire o da fare, ma sapendo che qualcosa si potrà pur inventare per non sentirsi morti.
Chissà se anche lei, si chiese, chissà se anche lei lo sente…
“Andiamo a far colazione, vecchio” la sua voce dolce di sonno.
Forse era solo odore di paste calde e cappuccino, chissà.
Meglio tacere perché lei in un impeto di generosità, abbastanza raro, gli offrì la colazione in uno dei bar più costosi che avesse mai visto.

E poi…poi la stazione, una panchina di metallo grigio in attesa del treno per Firenze. Si torna a casa.
Era triste lasciare Bologna, ma era davvero tremendo lasciarla per tornare alla famiglia, a quella casa imbottita di quotidiana solitudine.
Come si è soli con certe compagnie…in quel caso per sentirsi davvero in buona compagnia è necessario non avere esseri umani intorno!

Erano troppo storditi anche alla stazione di Firenze Santa Maria Novella per capire fino in fondo quel che avevano fatto e la loro follia era così dolce e tenera che qualcuno potrebbe scambiarla per incoscienza, ma vi dirò, in verità, che era pura felicità di sentirsi respirare come non era mai successo loro.

Se andate a Bologna, in via Zagabria, a notte fonda, guardate bene il buio fra gli alberi e scorgerete le loro due figure in cerca di un letto.
Allora salutateli e augurategli la buona notte.

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