Dolce amica mia,
mi spaventa accorgermi che, per quanto ancora giovane, il mondo smette di stupirmi. Forse sono cresciuto con troppi telegiornali. Forse ho saputo troppo presto che la gente muore ogni giorno, così terribilmente spesso e così tremendamente male, da bambina o da vecchia che sia, uccisa da amici e parenti o da bombe e malattie.
Muore la gente che non dovrebbe lasciarci mai. E’ questa, credo, l’ingiustizia più grande.
Eppure non posso farci niente proprio come non posso oppormi al vento. Se solo lo potessi afferrare, lo chiuderei in una bottiglia da aprire per spettinarti quando voglio farti un dispetto. Uno dei miei che tanto ti fanno arrabbiare.
E’ così che sono rimasto senza quei sogni che ammucchiamo per riempire il vuoto che l’esistenza ci scava dentro, anno dopo anno, come un piccolo tarlo che ingrassa a nostre spese.
Mi ritrovo qui a bere birra economica, o quando mi va bene un po’ di vino inacidito che sa solo di alcool acquoso, a pensare.
Pensare a quanto quel vuoto è stato riempito. Sì, da quelle giornate senza tempo, sdraiati fra l’erba o a cantare in una macchina spinta verso mete improbabili che non abbiamo mai raggiunto. Ci mancavano i soldi, naturalmente. Eppure non ha importanza dove ci siamo fermati perché ci siamo sempre divertiti, amica mia.
Penso a noi, due folli con la fortuna o la tragedia di essersi incontrati, per caso o per disegno fatato, a bere e fumare durante le stanche notti universitarie, e poi riderci sopra per giorni.
Dovesse finire adesso o continuare ancora, dovunque sarò con o senza di te, porterò sempre il ricordo di queste gioie impreviste, il nostro sole, la nostra pioggia, nostri e solo nostri, impossibile da cancellare dalla memoria.
Se dovessi perderti ricorderò di essere stato vivo un tempo.
Non volevo più innamorarmi qualche tempo fa, non volevo più star male, ma è così dolce stare al tuo fianco camminando veloci lungo la strada per la stazione, annusare i tuoi capelli o ascoltare il tuo respiro, sfogliare piano i tuoi difetti riservando un bacio per ognuno.
Finchè avrai uno sguardo per i miei occhi non ho volontà di partire perché e questo il luogo più felice e oscuro del mondo. Cara amica, a volte soffro così tanto, altre volte sono così felice che vorrei morire, mi andrebbe bene perché in un caso morirei nel momento in cui più invoco la morte, nell’altro sarei certo di morire contento. Quanto dev’essere dolce spegnersi con l’ultimo battito d’amore. Ma non l’ho mai fatto, forse per paura di deluderti.
E ora, qui, adesso che ho finito le patatine fritte del fast food, ho preso una decisione. Con l’amore ho chiuso.
Tu sei l’ultima, non la prima, ma sicuramente la più vera, con te ho smesso di fingere, di indossare maschere, andava bene così.
Questa è la mia ultima lettera d’amore, perché dovessi vivere quarant’anni ancora (Dio non voglia!) so che non potrò incontrare un’altra il cui sorriso riesca a illuminarmi in un infinito di luci colorate, come quelle che si vedono dal finestrino di un’auto in corsa.
Se non riesci ancora a capire quanto ti amo, prova a contare le stelle.
mi spaventa accorgermi che, per quanto ancora giovane, il mondo smette di stupirmi. Forse sono cresciuto con troppi telegiornali. Forse ho saputo troppo presto che la gente muore ogni giorno, così terribilmente spesso e così tremendamente male, da bambina o da vecchia che sia, uccisa da amici e parenti o da bombe e malattie.
Muore la gente che non dovrebbe lasciarci mai. E’ questa, credo, l’ingiustizia più grande.
Eppure non posso farci niente proprio come non posso oppormi al vento. Se solo lo potessi afferrare, lo chiuderei in una bottiglia da aprire per spettinarti quando voglio farti un dispetto. Uno dei miei che tanto ti fanno arrabbiare.
E’ così che sono rimasto senza quei sogni che ammucchiamo per riempire il vuoto che l’esistenza ci scava dentro, anno dopo anno, come un piccolo tarlo che ingrassa a nostre spese.
Mi ritrovo qui a bere birra economica, o quando mi va bene un po’ di vino inacidito che sa solo di alcool acquoso, a pensare.
Pensare a quanto quel vuoto è stato riempito. Sì, da quelle giornate senza tempo, sdraiati fra l’erba o a cantare in una macchina spinta verso mete improbabili che non abbiamo mai raggiunto. Ci mancavano i soldi, naturalmente. Eppure non ha importanza dove ci siamo fermati perché ci siamo sempre divertiti, amica mia.
Penso a noi, due folli con la fortuna o la tragedia di essersi incontrati, per caso o per disegno fatato, a bere e fumare durante le stanche notti universitarie, e poi riderci sopra per giorni.
Dovesse finire adesso o continuare ancora, dovunque sarò con o senza di te, porterò sempre il ricordo di queste gioie impreviste, il nostro sole, la nostra pioggia, nostri e solo nostri, impossibile da cancellare dalla memoria.
Se dovessi perderti ricorderò di essere stato vivo un tempo.
Non volevo più innamorarmi qualche tempo fa, non volevo più star male, ma è così dolce stare al tuo fianco camminando veloci lungo la strada per la stazione, annusare i tuoi capelli o ascoltare il tuo respiro, sfogliare piano i tuoi difetti riservando un bacio per ognuno.
Finchè avrai uno sguardo per i miei occhi non ho volontà di partire perché e questo il luogo più felice e oscuro del mondo. Cara amica, a volte soffro così tanto, altre volte sono così felice che vorrei morire, mi andrebbe bene perché in un caso morirei nel momento in cui più invoco la morte, nell’altro sarei certo di morire contento. Quanto dev’essere dolce spegnersi con l’ultimo battito d’amore. Ma non l’ho mai fatto, forse per paura di deluderti.
E ora, qui, adesso che ho finito le patatine fritte del fast food, ho preso una decisione. Con l’amore ho chiuso.
Tu sei l’ultima, non la prima, ma sicuramente la più vera, con te ho smesso di fingere, di indossare maschere, andava bene così.
Questa è la mia ultima lettera d’amore, perché dovessi vivere quarant’anni ancora (Dio non voglia!) so che non potrò incontrare un’altra il cui sorriso riesca a illuminarmi in un infinito di luci colorate, come quelle che si vedono dal finestrino di un’auto in corsa.
Se non riesci ancora a capire quanto ti amo, prova a contare le stelle.
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